Come funziona una pompa di calore in inverno?

7 giugno 2026

Illustrazione di come funziona una pompa di calore: aerotermica (aria-aria, aria-acqua), idrotermica (acqua) e geotermica (terra).

Indice

Quando in inverno la temperatura esterna scende, una pompa di calore riesce comunque a riscaldare casa sfruttando il calore presente nell’aria, nell’acqua o nel terreno. Capire come funziona questo ciclo aiuta a valutare consumi, comfort, compatibilità con l’impianto esistente e limiti reali della tecnologia.

Il calore viene trasferito, non prodotto dal nulla

  • Principio di base: la macchina sposta energia termica da una sorgente più fredda verso l’ambiente da riscaldare.
  • Quattro fasi: evaporazione, compressione, condensazione ed espansione del refrigerante.
  • COP 4: con 1 kWh elettrico può fornire circa 4 kWh termici in determinate condizioni di prova.
  • Temperatura di mandata: più è bassa, maggiore tende a essere l’efficienza.
  • Risultato migliore: edificio ben isolato, terminali a bassa temperatura e macchina correttamente dimensionata.

Schema che illustra come funziona una pompa di calore: la fonte di calore (80%) si unisce all'energia del compressore (20%) per alimentare il sistema di riscaldamento (100%).

Il principio che permette alla pompa di riscaldare casa

Una pompa di calore funziona in modo simile a un frigorifero, ma con l’obiettivo opposto. Il frigorifero sottrae calore dal suo interno e lo cede alla cucina; la pompa di calore preleva energia da una sorgente esterna e la trasferisce all’abitazione. Serve energia elettrica per azionare il compressore, ma il sistema non deve bruciare gas o gasolio per generare calore.

Il fluido refrigerante circola in un circuito chiuso e cambia stato in base a pressione e temperatura. Questa proprietà consente di assorbire calore anche dall’aria fredda, purché la temperatura della sorgente sia superiore allo zero assoluto e il circuito sia progettato correttamente.

Il punto che spesso crea confusione è questo: la macchina non crea quattro volte l’elettricità consumata. Se il COP dichiarato è pari a 4, significa che in una specifica condizione di funzionamento fornisce 4 kWh di calore usando 1 kWh elettrico. Il dato reale cambia con clima, temperatura dell’acqua e carico dell’edificio.

Le quattro fasi del ciclo frigorifero

Per capire davvero il funzionamento conviene seguire il percorso del refrigerante. Nelle pompe di calore a compressione, oggi le più diffuse nelle abitazioni, il ciclo si ripete continuamente finché l’impianto deve riscaldare o raffrescare.

Evaporazione

Nel primo scambiatore, chiamato evaporatore, il refrigerante assorbe calore dall’aria esterna, dal terreno o dall’acqua. Anche quando l’aria sembra fredda, contiene energia termica che può essere recuperata grazie alla bassa temperatura di evaporazione del fluido.

Compressione

Il compressore aspira il refrigerante allo stato gassoso e ne aumenta la pressione. Di conseguenza crescono anche la temperatura e il contenuto energetico del fluido. È la fase che richiede la maggior parte dell’energia elettrica e che determina una parte importante della rumorosità della macchina.

Condensazione

Il refrigerante caldo passa nel condensatore, dove cede energia all’acqua dell’impianto oppure direttamente all’aria interna. Perdendo calore, torna allo stato liquido. Nell’utilizzo invernale è proprio questa energia a riscaldare i pavimenti, i radiatori, i ventilconvettori o l’acqua sanitaria.

Espansione

La valvola di espansione riduce la pressione del refrigerante e ne abbassa la temperatura. Il fluido è così pronto a entrare di nuovo nell’evaporatore e ad assorbire altro calore. Il ciclo non si interrompe finché il termostato o la regolazione climatica non rilevano che la temperatura desiderata è stata raggiunta.

In alcune pompe di calore aria-acqua, quando l’umidità gela sulla batteria esterna, parte automaticamente il ciclo di sbrinamento. Per pochi minuti il sistema modifica il flusso del refrigerante, scioglie il ghiaccio e riprende il riscaldamento. Un breve calo di resa in questa fase è normale.

Aria, acqua o terreno cambiano il modo di progettare l’impianto

La sorgente da cui viene prelevato il calore distingue i principali tipi di pompa di calore. Non esiste una soluzione migliore in assoluto: la scelta dipende da spazio disponibile, clima, caratteristiche del terreno, costi di installazione e impianto già presente.

Tipologia Come lavora Punti forti Limiti principali
Aria-aria Trasferisce il calore dall’aria esterna all’aria interna tramite split o unità canalizzate. Installazione relativamente semplice e risposta rapida. Non alimenta direttamente radiatori o acqua sanitaria senza componenti aggiuntivi.
Aria-acqua Preleva calore dall’aria e lo trasferisce all’acqua dell’impianto. Può gestire riscaldamento, raffrescamento e acqua calda sanitaria. La resa varia con la temperatura esterna e richiede spazio per l’unità esterna.
Acqua-acqua Utilizza acqua di falda o un’altra fonte idrica stabile. Prestazioni spesso regolari durante l’anno. Richiede verifiche tecniche, autorizzazioni e condizioni idrogeologiche adatte.
Terra-acqua Scambia energia con il terreno attraverso sonde verticali o circuiti orizzontali. Temperature della sorgente più stabili e buona efficienza stagionale. Scavi o perforazioni aumentano complessità e investimento iniziale.

Per una casa italiana esistente, l’aria-acqua è spesso il compromesso più pratico perché non richiede perforazioni profonde. Questo non significa che sia sempre la scelta giusta: in una zona molto fredda, con radiatori ad alta temperatura e scarso isolamento, il progetto va valutato con maggiore attenzione.

Come riscalda, raffresca e produce acqua calda

In modalità riscaldamento, la pompa di calore prende energia dall’esterno e la cede all’impianto interno. Con un sistema radiante, l’acqua può lavorare indicativamente tra 30 e 35 °C; con ventilconvettori spesso serve una temperatura più alta, mentre con radiatori tradizionali si può arrivare a circa 45-55 °C, in base all’edificio e alla loro dimensione.

La macchina può anche invertire il ciclo attraverso una valvola a quattro vie. In estate sottrae calore agli ambienti e lo disperde all’esterno, proprio come un climatizzatore. Se il raffrescamento avviene con superfici radianti, occorre controllare l’umidità per evitare condensa; con gli split o i fan coil questo problema viene gestito in modo diverso.

Per l’acqua calda sanitaria, l’impianto riscalda un accumulo. La produzione richiede spesso temperature superiori a quelle utili per il riscaldamento domestico, quindi in quel momento il COP può diminuire. Alcuni sistemi integrano una resistenza elettrica o un generatore di supporto per i cicli ad alta temperatura e per i picchi di richiesta.

Io considero molto importante distinguere i tre servizi. Una macchina che lavora bene per il pavimento radiante non avrà necessariamente la stessa efficienza quando deve portare l’acqua sanitaria a temperatura elevata. La progettazione deve stabilire quale funzione ha la priorità e come gestire il serbatoio nei momenti di maggiore consumo.

COP e SCOP spiegano i consumi meglio della potenza nominale

Il COP, cioè il coefficiente di prestazione, è il rapporto tra calore fornito ed elettricità consumata in una determinata condizione. Un COP pari a 3 indica, in quel momento, 3 kWh termici prodotti per ogni kWh elettrico utilizzato. Non è un rendimento fisso e non va letto come una promessa valida per tutta la stagione.

Per valutare l’uso annuale è più utile lo SCOP, il coefficiente di prestazione stagionale. Tiene conto di diverse temperature esterne, dei carichi parziali e dei consumi collegati al funzionamento durante il periodo di riscaldamento. È il parametro che guarderei per primo insieme alla potenza sonora e alla temperatura di mandata prevista.

La resa diminuisce soprattutto in due situazioni. La prima è quando fuori fa molto freddo, perché la differenza tra sorgente e ambiente da riscaldare aumenta. La seconda è quando si chiede all’acqua una temperatura elevata, per esempio con radiatori piccoli in un’abitazione poco isolata.

Condizione Effetto tipico sul funzionamento
Casa ben isolata Minore fabbisogno e funzionamento più regolare.
Riscaldamento a pavimento Temperatura di mandata bassa e condizioni favorevoli al COP.
Radiatori sovradimensionati Possibilità di lavorare a temperature moderate.
Radiatori piccoli e involucro disperdente Mandata più alta, consumi maggiori e possibile necessità di integrazione.
Clima mite Buona disponibilità di calore nell’aria e minore distanza termica.

Un errore comune è confrontare una pompa di calore e una caldaia guardando soltanto la potenza massima. Io preferisco partire dal fabbisogno termico reale, dalla temperatura esterna di progetto e dalle ore di funzionamento previste. Una macchina sovradimensionata può costare di più, lavorare a cicli brevi e offrire un comfort peggiore.

Quando funziona bene e quali errori evitare

Una pompa di calore dà il meglio quando l’edificio richiede calore in modo progressivo e l’impianto lavora per molte ore a bassa temperatura. Non significa necessariamente lasciarla sempre accesa senza controllo, ma evitare continui sbalzi tra casa fredda e casa molto calda aiuta soprattutto con i sistemi radianti, che hanno una risposta lenta.

Leggi anche: Pompa di calore in sottotetto - cosa valutare prima di decidere

Le verifiche da fare prima dell’acquisto

  • Calcolare le dispersioni stanza per stanza, invece di scegliere la potenza in base ai metri quadrati.
  • Controllare se radiatori, pavimento radiante o fan coil sono compatibili con la temperatura di mandata.
  • Verificare potenza elettrica disponibile, spazio per l’unità esterna e vincoli acustici.
  • Stabilire se la macchina produrrà anche acqua calda sanitaria e con quale volume di accumulo.
  • Considerare il clima locale e la temperatura minima di progetto.
  • Prevedere una regolazione climatica capace di modulare la temperatura dell’acqua in base alle condizioni esterne.

Il cappotto termico non è un requisito assoluto, ma l’isolamento dell’involucro fa una differenza concreta. In una casa con serramenti efficienti e basse dispersioni, la pompa può lavorare più a lungo e a temperature più contenute; in un edificio molto disperdente, anche una macchina di qualità dovrà fornire più energia.

Tra gli errori più costosi vedo spesso il dimensionamento basato sulla sola superficie, la scelta di una temperatura di mandata troppo alta e l’aspettativa che l’unità esterna sia completamente silenziosa. Anche il posizionamento conta: distanza dalle camere, vibrazioni, scarico dell’acqua di sbrinamento e libera circolazione dell’aria devono essere affrontati già in fase di progetto.

La scelta giusta dipende dall’intero sistema domestico

Una pompa di calore non va giudicata come una macchina isolata. Funziona insieme a involucro edilizio, terminali, accumulo, regolazione, contatore elettrico ed eventuale impianto fotovoltaico. Il fotovoltaico può aumentare l’autoconsumo durante le ore diurne, ma non elimina automaticamente il prelievo dalla rete nelle fredde serate invernali.

Per questo, prima di sostituire una caldaia chiederei una simulazione con almeno tre scenari: funzionamento della sola pompa di calore, sistema ibrido e mantenimento dell’impianto esistente con eventuali miglioramenti. Il confronto dovrebbe indicare energia annua stimata, temperature di mandata, copertura dei carichi e costi di gestione, non soltanto il prezzo della macchina.

La soluzione può essere conveniente anche in una casa con radiatori, ma spesso richiede interventi complementari come valvole termostatiche, bilanciamento idraulico, radiatori più grandi o una riduzione delle dispersioni. Quando invece l’impianto è già a bassa temperatura, il passaggio è generalmente più semplice e le condizioni operative sono più favorevoli.

La domanda decisiva non è solo come funziona

Il funzionamento è semplice da riassumere: un circuito frigorifero raccoglie calore da una sorgente, ne aumenta il livello termico con il compressore e lo trasferisce alla casa. La qualità del risultato dipende però da quanto calore deve fornire l’edificio e a quale temperatura.

Prima di scegliere un modello, controllerei quindi SCOP, potenza alle basse temperature, rumorosità, temperatura massima dell’acqua, assistenza disponibile e compatibilità con i terminali esistenti. Sono questi dettagli, più dello slogan sull’efficienza, a stabilire se la pompa di calore offrirà davvero comfort e consumi coerenti con le aspettative.

Domande frequenti

Il refrigerante assorbe calore dall’aria, dall’acqua o dal terreno nell’evaporatore. Il compressore ne aumenta pressione e temperatura, poi il condensatore trasferisce l’energia all’impianto domestico. Anche l’aria fredda contiene calore utilizzabile, se il circuito è progettato correttamente.

Il COP misura il rapporto tra calore fornito ed elettricità consumata in una specifica condizione: un COP pari a 4 corrisponde a circa 4 kWh termici per ogni kWh elettrico. Lo SCOP considera invece diverse temperature esterne, i carichi parziali e il funzionamento stagionale, quindi è più utile per valutare i consumi annuali.

Può farlo, ma la compatibilità dipende dall’isolamento dell’edificio, dalla dimensione dei radiatori e dalla temperatura di mandata necessaria. Con radiatori tradizionali si può arrivare indicativamente a 45-55 °C, mentre radiatori sovradimensionati o un involucro più efficiente permettono di lavorare a temperature moderate. Prima della scelta servono un calcolo delle dispersioni e una verifica dei terminali.

Le condizioni più favorevoli sono un edificio ben isolato, terminali a bassa temperatura come il pavimento radiante e una macchina dimensionata sul fabbisogno termico reale. La temperatura di mandata più bassa tende ad aumentare l’efficienza. Il rendimento diminuisce con temperature esterne molto basse e quando si deve produrre acqua a temperatura elevata.

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cop scop radiatori isolamento sbrinamento

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Fabrizio Villa

Fabrizio Villa

Mi chiamo Fabrizio Villa e ho sei anni di esperienza nel settore dell'edilizia, riscaldamento e comfort domestico. La mia passione per questo campo è nata fin da giovane, quando ho iniziato a interessarmi alle soluzioni che migliorano la qualità della vita nelle nostre case. Sono particolarmente attratto dalle tecnologie innovative e sostenibili che possono rendere gli ambienti più confortevoli ed efficienti. Nel mio lavoro, mi dedico a scrivere articoli che semplificano argomenti complessi, aiutando i lettori a comprendere le ultime tendenze e le migliori pratiche nel settore. Verifico sempre le fonti e confronto le informazioni per garantire contenuti utili e aggiornati. Il mio obiettivo è fornire una guida chiara e accessibile, affinché ogni lettore possa prendere decisioni informate per migliorare il proprio spazio domestico.

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