Il prezzo del pellet nel 2026 non si muove in modo lineare: ha ritrovato un po’ di equilibrio rispetto alle fasi più turbolente, ma resta sensibile a logistica, domanda stagionale e disponibilità di materia prima. Qui trovi i numeri più utili per orientarti, i motivi delle oscillazioni e i criteri pratici che io userei per comprare meglio, soprattutto se la tua casa si scalda con stufe, caldaie o camini a pellet.
Le informazioni essenziali per leggere il mercato senza perdersi nei volantini
- Ad aprile 2026 il pellet certificato ENplus A1 in sacchi da 15 kg si è attestato in media a 7,14 € a sacco, con differenze tra aree geografiche.
- Il pellet resta più caro rispetto a un anno fa, ma continua a essere competitivo contro gas naturale e gasolio sul costo per MWh termico.
- Le oscillazioni dipendono soprattutto da logistica, disponibilità di materia prima, noli, carburanti, clima e domanda stagionale.
- Comprare in bassa stagione può ancora fare la differenza, ma solo se hai spazio asciutto per lo stoccaggio.
- Il prezzo più basso non è sempre l’affare migliore: qualità, certificazione e compatibilità con l’impianto contano almeno quanto il listino.
Quanto costa davvero il pellet oggi in Italia
Se guardo i dati più recenti, il quadro è chiaro: il pellet non è tornato ai livelli più bassi visti prima della crisi energetica, ma nemmeno vive più le impennate estreme del passato recente. Le rilevazioni di mercato più aggiornate indicano per aprile 2026 un prezzo medio nazionale di 7,14 € per sacco da 15 kg, con un incremento del 30% rispetto ad aprile 2025 e una sostanziale stabilità rispetto a gennaio 2026.
| Rilevazione | Prezzo medio | Lettura pratica |
|---|---|---|
| Gennaio 2026 | 6,9 € / sacco da 15 kg | Mercato già in risalita rispetto al 2025, ma ancora ordinato |
| Aprile 2026 | 7,14 € / sacco da 15 kg | Prezzo stabile sul trimestre, ma più alto su base annua |
| Nord Italia | circa 7,10-7,20 € / sacco | Valori leggermente più favorevoli grazie alla logistica |
| Sud e Isole | circa 7,34 € / sacco | Incide di più il costo del trasporto e della distribuzione |
| Pellet in autobotte | 497 € / t | Soluzione utile solo con deposito adeguato, ma ancora competitiva |
Per dare un riferimento più concreto, servono circa 208 kg di pellet, cioè 14 sacchi da 15 kg, per produrre 1 MWh termico. Sul piano del costo energetico, questo porta il pellet certificato a circa 99 €/MWh, contro circa 115 €/MWh del gas naturale e oltre 190 €/MWh del gasolio da riscaldamento. È il motivo per cui, anche con prezzi più alti, il pellet resta spesso una scelta sensata per chi vuole contenere la spesa. Da qui però la domanda vera cambia: perché il listino si muove così tanto da una stagione all’altra?
Perché il prezzo cambia così spesso
Il pellet oggi va trattato come una vera commodity internazionale, non come un prodotto locale che segue solo l’andamento del negozio sotto casa. Nelle ultime analisi di settore si vede bene come il prezzo dipenda da più leve che si sommano tra loro:
- Materia prima disponibile - il pellet nasce soprattutto da residui della lavorazione del legno; se le segherie rallentano o la segatura scarseggia, il costo sale.
- Logistica - trasporti su gomma, noli marittimi e distribuzione incidono molto, soprattutto nelle aree più lontane dagli hub di importazione.
- Carburanti ed energia - se aumentano gasolio e energia elettrica, sale anche il costo di produzione e consegna.
- Domanda stagionale - quando arriva il freddo, il mercato si stringe e i prezzi tendono a irrigidirsi.
- Fattori geopolitici e commerciali - il pellet è sempre più inserito in flussi europei e internazionali, quindi risente di tensioni che non controlla direttamente il consumatore.
Io trovo importante un punto: il prezzo finale non dipende da un singolo attore della filiera. Quando la materia prima è tesa e i trasporti costano di più, il mercato tende a reagire con ritardi ma con effetti molto concreti sullo scaffale. Ed è proprio per questo che la stagionalità resta uno dei pochi elementi su cui il consumatore può davvero fare leva.
La stagionalità pesa più di quanto sembri
Se c’è un errore che vedo fare spesso, è aspettare l’autunno sperando nel ribasso perfetto. In realtà il pellet tende a essere più conveniente in bassa stagione, quando la domanda cala e i rivenditori hanno più margine per muovere le scorte. QualEnergia ricorda che, storicamente, comprare tra giugno e agosto può far risparmiare dal 15 al 30% rispetto ai mesi di alta stagione, sempre che si disponga di un deposito asciutto e ben ventilato.
| Periodo | Tendenza tipica | Cosa fare |
|---|---|---|
| Giugno-agosto | Prezzi più favorevoli e scelta più ampia | Fare scorta se hai spazio e consumi prevedibili |
| Settembre-ottobre | Mercato più teso, soprattutto se il clima si raffredda presto | Comprare prima che parta la domanda forte |
| Novembre-febbraio | Fase più esposta ai picchi | Acquistare solo se necessario, confrontando bene le offerte |
Nel 2026 il mercato appare già meno pacato di quanto possa sembrare a prima vista: domanda rallentata dal clima mite, ma stock non sempre abbondanti e costi di approvvigionamento ancora sensibili. Per chi usa stufe e camini a pellet, questo significa una cosa molto semplice: il momento dell’acquisto pesa quasi quanto il prezzo di partenza. Però non basta comprare prima; bisogna anche comprare bene, altrimenti il risparmio si dissolve in manutenzioni e rendimento più basso.
Il prezzo basso non basta se il pellet è scadente
Su questo sono piuttosto netto: il sacco più economico non è sempre quello che costa meno davvero. Un pellet di bassa qualità può generare più cenere, sporcare lo scambiatore, ridurre il rendimento della stufa e aumentare la frequenza delle pulizie. Alla fine il risparmio iniziale si recupera solo in parte, o non si recupera affatto.
Quando valuto un acquisto, guardo sempre questi elementi:
- Certificazione ENplus - per il domestico, la classe A1 resta il riferimento più solido.
- Dati del produttore o rivenditore - devono essere chiari e verificabili sull’etichetta.
- Classe dichiarata - il pellet deve essere adatto all’apparecchio, non solo “buono in generale”.
- Peso reale - il confronto va fatto sul sacco da 15 kg o sul costo per tonnellata, non sulle promesse commerciali.
- Compatibilità con l’impianto - una stufa efficiente o un camino a pellet chiuso reagiscono male a prodotti troppo umidi o molto sporchi.
La regola pratica è semplice: se il prezzo sembra troppo basso rispetto al mercato, io mi chiedo subito dove sia stato tagliato il costo. Spesso la risposta è nella qualità, nella logistica o nella trasparenza della filiera. E quando il confronto torna corretto, il pellet continua a reggere bene anche nel confronto con gas e gasolio.
Pellet, gas o gasolio a confronto
Qui il punto non è fare tifo per una tecnologia, ma leggere i numeri con freddezza. Il pellet, anche nel 2026, resta spesso una soluzione competitiva per il riscaldamento domestico, soprattutto dove il gasolio è ancora la principale alternativa o dove il metano non arriva. La vera differenza la fa il costo per energia utile, non il solo prezzo al sacco.
| Fonte | Costo indicativo | Osservazione pratica |
|---|---|---|
| Pellet ENplus A1 | circa 99 €/MWh | Competitivo, ma meno economico rispetto ai livelli molto bassi del 2024-2025 |
| Gas naturale | circa 115 €/MWh | Più vicino al pellet di quanto molti immaginino |
| Gasolio da riscaldamento | oltre 190 €/MWh | Resta nettamente più caro |
| Pellet in autobotte | circa 103,5 €/MWh | Interessa chi ha un deposito adeguato e consumi più alti |
Se hai un impianto ben dimensionato, il pellet continua a offrire un equilibrio convincente tra costo e comfort. Se invece stai valutando un passaggio da gas a pellet, il confronto va fatto sui consumi reali della casa, sulla manutenzione e sulla disponibilità di spazio per lo stoccaggio. Ed è proprio qui che si inserisce la parte più utile: come muoversi nei prossimi mesi senza inseguire il mercato all’ultimo minuto.
Le mosse che farei prima della prossima stagione
Nel 2026 io imposterei l’acquisto del pellet con un criterio molto pratico: meno improvvisazione, più programmazione. Il mercato può restare stabile per settimane e poi cambiare tono in pochi giorni, soprattutto quando le temperature scendono e le scorte iniziano a farsi più tese.
- Acquisterei in anticipo solo la quantità che posso conservare bene, in un luogo asciutto e protetto dall’umidità.
- Confrontarei il prezzo per sacco, per tonnellata e per MWh, perché il confronto corretto non è mai un solo numero.
- Preferirei pellet certificato e coerente con la stufa, la caldaia o il camino installato.
- Se i consumi sono elevati, valuterei scorte distribuite in più acquisti invece di un unico ordine fatto nel momento sbagliato.
- Programmerei la manutenzione dell’impianto prima dell’alta stagione, così il rendimento resta alto e il consumo non si gonfia inutilmente.
- Diffiderei delle offerte troppo aggressive, soprattutto quando il mercato locale segnala già scarsità o tempi di consegna lunghi.
La lettura più onesta dell’andamento attuale è questa: il pellet non è tornato a essere un combustibile “a prezzo fisso”, ma resta una soluzione valida se lo si compra con tempismo, si sceglie bene la qualità e si considera il costo energetico reale. In altre parole, il risparmio oggi non nasce da un colpo di fortuna, ma da scelte semplici fatte nel momento giusto.