Sostituire una vecchia stufa e recuperare una parte della spesa è possibile, ma il contributo GSE non scatta automaticamente con l’acquisto di un nuovo apparecchio. Il Conto Termico per stufe a pellet richiede una sostituzione ammessa, precisi requisiti tecnici, documenti corretti e una domanda presentata entro i termini. Qui chiarisco chi può ottenerlo, quanto può valere, quali modelli rispettano le regole e come evitare gli errori più frequenti.
Le condizioni che fanno davvero la differenza
- Non basta installare una stufa nuova: di norma deve sostituire un generatore esistente in un edificio già riscaldato.
- La stufa deve avere rendimento superiore all’85%, certificazioni richieste e pellet conforme alla UNI EN ISO 17225-2.
- Il calcolo dipende da potenza, zona climatica ed emissioni, non semplicemente dal prezzo pagato.
- Per i privati la domanda va inviata al GSE entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori.
- Il contributo non è cumulabile con altre agevolazioni statali sulle stesse spese.

Quando una stufa a pellet può accedere al Conto Termico
Nel 2026 il riferimento è il Conto Termico 3.0, disciplinato dal decreto del 7 agosto 2025. Per una normale abitazione, l’intervento rientra nella sostituzione di un impianto di climatizzazione invernale esistente con un nuovo generatore alimentato a biomassa.
La condizione più importante è spesso quella che viene trascurata. L’edificio o l’unità immobiliare deve essere esistente, accatastato e dotato di un impianto di riscaldamento funzionante. Inoltre, la nuova stufa deve servire sostanzialmente le stesse utenze del generatore sostituito.
Una semplice installazione in una casa priva di riscaldamento preesistente, quindi, non è normalmente sufficiente. Non basta nemmeno comprare una stufa per una stanza precedentemente non riscaldata e presentarla come sostituzione.
Quali soggetti possono richiederlo
Possono accedere le persone fisiche, i condomìni, le imprese e le amministrazioni pubbliche, purché abbiano la disponibilità dell’immobile come proprietari o titolari di altro diritto reale o personale di godimento. Per un privato, la procedura più comune è l’accesso diretto dopo la fine dei lavori.
Il caso più lineare è la sostituzione di una vecchia stufa a legna o a pellet, di un camino o di un generatore alimentato a carbone, gasolio o olio combustibile, sempre che siano rispettati i requisiti previsti. La sostituzione di una caldaia a gas o GPL con una stufa a pellet non va invece considerata automaticamente ammissibile: il decreto distingue le diverse tecnologie e impone condizioni specifiche.
Requisiti tecnici da controllare prima dell’acquisto
Prima di firmare il preventivo, io chiederei al rivenditore una scheda tecnica completa e la documentazione necessaria per il GSE. La dicitura commerciale “alta efficienza” non ha alcun valore se non è accompagnata da certificazioni verificabili.
- Conformità alla UNI EN 16510:2023 per i test attuali. La UNI EN 14785 resta collegata ai test eseguiti entro il periodo transitorio previsto dalla normativa.
- Rendimento termico utile superiore all’85%.
- Emissioni di particolato compatibili con i limiti stabiliti dalle autorità competenti nella zona di installazione.
- Certificazione ambientale richiesta per la biomassa, con apparecchio normalmente da scegliere in classe 5 stelle o superiore nei casi di sostituzione previsti dal decreto.
- Utilizzo di pellet certificato secondo la UNI EN ISO 17225-2.
Il pellet non è un dettaglio secondario. Conservare fatture e imballaggi con la classe di qualità e il codice identificativo del prodotto aiuta a dimostrare che il combustibile utilizzato è conforme. Anche una stufa eccellente può creare problemi se la documentazione del combustibile manca o non è coerente.
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Potenza corretta e norme regionali
La stufa deve essere dimensionata sul fabbisogno reale dell’abitazione. Scegliere un apparecchio sovradimensionato solo per ottenere un incentivo maggiore è una pessima strategia: il calcolo non premia semplicemente i kilowatt acquistati e un generatore troppo potente lavora spesso a carico ridotto, aumentando consumi, accensioni e usura.
Le Regioni possono applicare limiti più severi sulle emissioni e sull’installazione degli apparecchi a biomassa. Prima dei lavori controllerei quindi anche il regolamento regionale, il catasto degli impianti, le prescrizioni sulla canna fumaria e gli eventuali divieti locali nelle aree soggette a criticità sulla qualità dell’aria.
Quanto può valere l’incentivo per una stufa
Il calcolo del Conto Termico 3.0 non consiste in un rimborso fisso del 50% o del 65%. Per stufe e termocamini a pellet il decreto utilizza la formula Ia = 3,35 × ln(Pn) × hr × Ci × Ce, dove entrano potenza nominale, zona climatica, coefficiente della tecnologia e riduzione delle emissioni.
| Elemento | Valore o criterio | Cosa significa |
|---|---|---|
| Potenza Pn | Potenza nominale in kW | Viene usata la potenza dichiarata e certificata, non una stima libera. |
| Ci | 0,055 €/kWht fino a 35 kW | È il coefficiente previsto per stufe e termocamini a pellet. |
| hr | Da 600 a 1.800 ore | Dipende dalla zona climatica italiana, da A a F. |
| Ce | 1, 1,2 oppure 1,5 | Premia una riduzione delle emissioni di particolato fino a oltre il 50% rispetto al riferimento previsto. |
Per capire l’ordine di grandezza, una stufa da 8 kW installata in zona climatica D, con coefficiente emissivo 1,2, produce un incentivo teorico di circa 644 euro all’anno. Poiché la durata prevista per questo tipo di intervento è di 2 anni, il totale indicativo arriva a circa 1.288 euro, prima delle verifiche sui costi ammissibili.
Un apparecchio da 10 kW in zona E con coefficiente emissivo 1,5 può arrivare, con lo stesso metodo, a circa 2.160 euro complessivi. Sono esempi orientativi, non preventivi: il GSE applica il calcolo definitivo, controlla i massimali e non può riconoscere più del 65% delle spese sostenute.
Per i soggetti privati, quando l’incentivo totale non supera 15.000 euro, l’erogazione avviene normalmente in un’unica rata. Una stufa domestica rientra quasi sempre in questa soglia, ma conviene attendere l’importo indicato nella scheda-contratto GSE.
Come presentare la domanda senza perdere il termine
La domanda si presenta online tramite il Portaltermico. Per l’accesso diretto, il termine ordinario è di 90 giorni dalla conclusione dell’intervento. Io considero questa scadenza non negoziabile: aspettare che il rivenditore “sistemi tutto” senza una conferma scritta espone a rischi inutili.
- Verificare prima dell’acquisto che il modello abbia i requisiti tecnici e, se possibile, sia presente nel catalogo degli apparecchi prequalificati.
- Far eseguire installazione, collegamento alla canna fumaria e smaltimento del vecchio generatore da professionisti abilitati.
- Conservare fatture, ricevute di pagamento, dichiarazione di conformità, certificazioni, fotografie prima e dopo i lavori e documentazione del vecchio apparecchio.
- Completare la scheda-domanda sul Portaltermico entro 90 giorni.
- Accettare la scheda-contratto e conservare gli originali per tutta la durata dell’incentivo e per 5 anni dopo l’ultima rata.
Tra i documenti più delicati ci sono le fotografie della targa del generatore sostituito e le prove di dismissione. Se la vecchia stufa non ha una targa perché è molto datata o artigianale, possono essere previste modalità sostitutive, ma devono essere documentate con attenzione e non improvvisate dopo l’invio della pratica.
Il GSE verifica anche la congruità dei costi attraverso fatture e ricevute dei bonifici. Per questo è importante che intestatario delle fatture, soggetto responsabile e pagamenti siano coerenti tra loro.
Documenti, manutenzione e controlli da non sottovalutare
Per una pratica solida preparerei un fascicolo con almeno questi elementi:
- documento di identità e dati del soggetto responsabile;
- titolo di disponibilità dell’immobile;
- fatture dettagliate per stufa, installazione, opere accessorie e smaltimento;
- ricevute dei pagamenti tracciabili;
- scheda tecnica, certificato del produttore e dichiarazione di conformità;
- fotografie del vecchio generatore, del nuovo apparecchio e della targa identificativa;
- prova della corretta gestione del vecchio impianto;
- certificazione del pellet conforme alla norma richiesta;
- libretto di impianto e certificati di manutenzione.
Per gli impianti a biomassa è richiesta almeno una manutenzione biennale sul generatore e sulla canna fumaria per tutta la durata dell’incentivo. I certificati vanno conservati. È un adempimento semplice, ma molti lo ricordano solo quando ricevono una richiesta di controllo.
Il dimensionamento e la posa incidono più del piccolo vantaggio economico ottenibile da un modello leggermente più potente. Una canna fumaria corretta, un buon tiraggio e una regolazione adeguata migliorano comfort e consumi ogni giorno, mentre un incentivo più alto si incassa una sola volta.
Conto Termico, Ecobonus e altri bonus non sono la stessa cosa
Il Conto Termico è un incentivo diretto erogato dal GSE. L’Ecobonus e il Bonus Casa, invece, funzionano come detrazioni fiscali e dipendono dalla capienza fiscale, dai requisiti dell’intervento e dalle regole dell’anno in cui viene sostenuta la spesa.
Per una persona fisica o un condominio, il Conto Termico 3.0 non è normalmente cumulabile con altri incentivi statali riferiti alle stesse spese. Non è quindi corretto sommare automaticamente il contributo GSE alla detrazione fiscale sulla stessa stufa.
| Situazione | Valutazione pratica |
|---|---|
| Conto Termico e detrazione fiscale sulla stessa stufa | In linea generale non cumulabili per persone fisiche e condomìni. |
| Conto Termico per la stufa e detrazione per un intervento diverso | Può essere possibile, perché le spese non coincidono. |
| Contributo regionale insieme al Conto Termico | Va controllata la disciplina specifica del contributo e il soggetto beneficiario. |
| Impresa o ETS economico | Si applicano regole di cumulabilità e limiti di intensità dell’aiuto diversi. |
Il mio consiglio è confrontare sempre il vantaggio netto, non la percentuale pubblicizzata. Una detrazione distribuita in più anni può essere meno utile di un contributo diretto, ma la convenienza cambia se il richiedente ha poca capienza fiscale o se la pratica GSE comporta costi professionali.
La verifica decisiva prima di ordinare la stufa
Prima di versare l’acconto, chiederei per iscritto al venditore quattro conferme: modello e certificazioni richieste, tipologia del generatore sostituito, documenti inclusi nella pratica e data prevista di fine lavori. Se una di queste risposte resta vaga, fermerei l’ordine fino a quando tecnico e installatore non avranno verificato l’ammissibilità.
Il contributo può ridurre concretamente il costo di una nuova stufa, ma non trasforma qualsiasi acquisto in un intervento incentivabile. La scelta più sicura parte da edificio già riscaldato, sostituzione documentata, apparecchio certificato e domanda entro 90 giorni. Con questi quattro punti sotto controllo, il Conto Termico diventa un aiuto reale e non una promessa commerciale difficile da riscuotere.