Le informazioni da tenere a mente subito
- Il pressostato è un dispositivo di sicurezza: se interviene, la stufa si ferma per proteggere l’impianto.
- Le cause più comuni sono braciere sporco, condotto fumi ostruito, scarsa aria di combustione, porta o sportello aperti e guarnizioni usurate.
- Su alcuni modelli il codice compare come A21, su altri come A05 o con diciture molto simili.
- I controlli semplici da fare subito sono pulizia a stufa spenta e fredda, chiusura corretta dei coperchi e verifica visiva del percorso fumi.
- Se il problema torna dopo il reset, serve una verifica tecnica di tiraggio, depressione e ventilatore fumi.
- Non conviene mai bypassare il sensore o modificare le sicurezze per far partire la stufa lo stesso.

Che cosa indica davvero l’allarme del pressostato
Io considero questo allarme un campanello utile, non un fastidio da zittire. Il pressostato, in parole semplici, controlla la depressione del circuito fumi, cioè verifica che l’aspirazione e il tiraggio siano sufficienti perché la combustione resti stabile e i fumi vengano evacuati correttamente. Se la stufa “non sente” il flusso giusto, si blocca.
Su molti modelli il segnale compare come errore pressostato, mentre su altri produttori può essere associato a codici diversi. La logica però è la stessa: la macchina non si fida delle condizioni in cui starebbe lavorando e preferisce fermarsi. Nei modelli in camera stagna, il pressostato di sicurezza può anche controllare la corretta chiusura di alcuni sportelli o del coperchio del serbatoio pellet, quindi un’apertura lasciata troppo a lungo può bastare per far scattare l’allarme.
| Segnale | Lettura pratica | Cosa suggerisce |
|---|---|---|
| Allarme pressostato | La depressione nel circuito fumi non è sufficiente | Tiraggio debole, ostruzione, braciere sporco o aspirazione fumi inefficiente |
| Porta o sportello aperto | La chiusura non è percepita come corretta | Coperchio serbatoio, porta focolare o sportello di carico non ben chiusi |
| Intervento ricorrente senza aperture evidenti | Il sistema rileva comunque un’anomalia di flusso | Guarnizioni, condotto fumario, ingresso aria o ventola da verificare |
Da qui il passo successivo è capire quali cause sono davvero le più frequenti, perché non tutte richiedono lo stesso tipo di intervento.
Le cause più frequenti e come distinguerle
Quando analizzo questi casi, parto quasi sempre da quattro famiglie di problemi: sporco, chiusure non perfette, tiraggio insufficiente e componenti di aspirazione non efficienti. La stufa non “legge” il problema come lo leggerebbe una persona, lo vede attraverso la risposta del circuito fumi. Per questo il sintomo può sembrare uguale, ma l’origine cambia parecchio.
Braciere sporco o fori ostruiti
È una delle cause più comuni e, allo stesso tempo, una delle più sottovalutate. Se il braciere è pieno di ceneri o i fori sono parzialmente chiusi, l’aria di combustione non passa bene e la fiamma si impoverisce. Il risultato può essere una combustione instabile che manda in crisi il pressostato. Qui il segnale tipico è una fiamma debole, pellet che si accumula nel braciere e vetro che si annerisce in fretta.
Condotto fumi o canna fumaria con deposito
Un condotto sporco alza subito il livello di rischio di allarme. Cenere, fuliggine e residui riducono il passaggio dei fumi e il pressostato interpreta la cosa come una depressione insufficiente. Se l’allarme si presenta soprattutto dopo un periodo di utilizzo intenso, o quando la stufa lavora al minimo, io sospetto sempre un problema di tiraggio o di pulizia del percorso fumi.
Porta, sportello o coperchio non chiusi bene
Qui il problema è più banale di quanto sembri, ma non per questo meno frequente. Una porta non serrata bene, un coperchio del serbatoio lasciato socchiuso o una guarnizione stanca possono alterare la tenuta della camera di combustione. Nei modelli ermetici anche pochi secondi di apertura in più possono bastare per far intervenire la sicurezza. In pratica la stufa non accetta aria “parassita” dove non dovrebbe entrare.
Ventilatore fumi o guarnizioni in difficoltà
Se il ventilatore di estrazione non raggiunge il regime corretto, il pressostato rileva subito una depressione fuori soglia. Lo stesso vale per guarnizioni invecchiate, che lasciano entrare aria non controllata e disturbano la lettura del sistema. Quando l’allarme torna dopo il reset anche se la pulizia è stata fatta, io controllo sempre questi due punti con molta attenzione.
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Pellet polveroso o serbatoio sporco
Il pellet di bassa qualità, oppure un serbatoio pieno di segatura e residui fini, può contribuire al problema più di quanto si creda. La combustione diventa meno regolare e il carico non scorre come dovrebbe. Non è la causa unica in tutti i casi, ma spesso è il fattore che peggiora un impianto già sensibile. Il risultato pratico è semplice: la stufa si sporca più velocemente e l’allarme torna con più facilità.
Una volta riconosciuta la causa più probabile, il punto è fare i controlli che puoi eseguire in sicurezza, senza forzare nulla.
I controlli sicuri da fare prima del reset
Qui conviene essere molto ordinati. Io partirei sempre da verifiche semplici, a stufa spenta e fredda, perché un buon controllo visivo risolve più casi di quanto si pensi. In diversi manuali di uso e manutenzione, il braciere va verificato quotidianamente o prima di ogni accensione, il vano fumi va pulito periodicamente e il circuito fumi va trattato con più attenzione ancora nel corso della stagione.- Spegnere la stufa e scollegare l’alimentazione. Aspetta che sia completamente fredda prima di toccare braciere, cassetto cenere o sportelli.
- Pulire braciere e cassetto cenere. Togli cenere, residui e incrostazioni, assicurandoti che i fori del braciere siano liberi.
- Controllare la chiusura di porta, sportello e coperchio serbatoio. Devono risultare ben serrati, senza giochi evidenti.
- Verificare il serbatoio pellet. Se trovi segatura o polvere sul fondo, rimuovila. Il pellet va versato con attenzione, non “scaricato” di colpo nel serbatoio.
- Osservare il percorso fumi. Controlla visivamente che non ci siano ostruzioni evidenti all’uscita dei fumi o alla presa aria, senza smontaggi improvvisati.
- Usare pellet pulito e certificato. Un combustibile troppo polveroso o di qualità incostante sporca più velocemente braciere e condotti.
- Riaccendere solo dopo aver rimosso ogni residuo. Se la stufa riparte, osserva i primi minuti di lavoro: è lì che spesso si capisce se il problema è sparito davvero o se tornerà.
Questa è la parte in cui spesso si sbaglia approccio: si preme reset troppo in fretta e si spera che l’allarme sparisca. Se il difetto è ancora lì, la stufa te lo ripresenterà quasi subito. Per questo, quando i controlli base non bastano, bisogna passare a una verifica tecnica vera e propria.
Quando serve una verifica tecnica di tiraggio e depressione
Se l’allarme si ripete anche dopo la pulizia, io considero il problema più probabile a livello di tiraggio reale o di taratura dell’aspirazione fumi. In alcuni manuali tecnici il controllo viene eseguito dopo circa 15 minuti dall’accensione, con la stufa stabilizzata alla potenza minima, e si osservano due riferimenti pratici: una velocità del ventilatore fumi stabile sopra i 900 giri/min oppure una depressione negativa almeno pari a 14 Pa. Sono valori indicativi di corretto funzionamento, ma vanno letti sul modello specifico.
| Controllo tecnico | Valore indicativo | Perché conta |
|---|---|---|
| Stabilizzazione a potenza minima | Circa 15 minuti dall’accensione | Serve a far lavorare la stufa in condizioni leggibili |
| Velocità ventilatore fumi | Sopra 900 giri/min | Indica che l’estrazione fumi resta stabile |
| Depressione misurata | Almeno 14 Pa | Conferma che il pressostato riceve un segnale coerente |
| Ricetta dell’aria di combustione | Da regolare solo se l’impianto lo consente | Compensa scarso o eccessivo tiraggio del camino |
Qui la linea è netta: io non consiglierei il fai da te su parametri di combustione e sicurezza. Nei manuali tecnici è chiarito che eventuali regolazioni che agiscono sulle sicurezze devono essere eseguite solo da personale autorizzato, dopo aver verificato che l’installazione sia conforme e ben mantenuta. Forzare la macchina per farla funzionare comunque non è una soluzione, è un modo rapido per spostare il problema più in profondità.
Dal punto di vista pratico, questo è anche il punto in cui si capisce se l’impianto ha un difetto episodico oppure una criticità strutturale di canna fumaria, prese aria o aspirazione. E proprio per evitarlo nel tempo, la manutenzione conta più di quanto molti credano.
La manutenzione che riduce davvero questi allarmi
Se devo dire cosa fa la differenza nel medio periodo, rispondo senza esitazione: pulizia regolare e combustibile buono. In diversi manuali la logica è molto chiara, perché una stufa usata con pellet certificato e tenuta pulita richiede meno interventi e manda meno facilmente in crisi il circuito di aspirazione. La frequenza non è uguale per tutto, ma alcuni riferimenti sono utili.
| Operazione | Frequenza indicativa | Perché aiuta contro l’allarme pressostato |
|---|---|---|
| Pulizia del braciere | Ogni giorno o prima di ogni accensione | Garantisce il passaggio corretto dell’aria di combustione |
| Controllo del vano fumi | Ogni 2 mesi o quando necessario | Riduce il rischio di depositi che alterano il tiraggio |
| Pulizia del circuito fumi | Ogni 400 kg di pellet bruciato o una volta a stagione | Mantiene più stabile la depressione letta dal pressostato |
| Intervento di un fumista o tecnico qualificato | Almeno una volta l’anno | Verifica canna fumaria, comignolo, tenuta e sicurezza complessiva |
| Controllo del serbatoio pellet | A ogni rifornimento | Evita segatura, residui e intasamenti della coclea |
Io aggiungo sempre una cosa molto semplice: un pellet certificato e poco polveroso fa meno danni di quanto sembri. Non risolve un problema di tiraggio, ma evita di aggiungere sporco inutile al sistema. E quando l’impianto è già al limite, questa differenza si vede subito.
Se, nonostante tutto, l’allarme continua a tornare, la prudenza diventa più importante della tentazione di riavviare ancora e ancora. È lì che conviene fermarsi e chiamare assistenza.
Quando fermarsi e chiamare l’assistenza prima di insistere
Ci sono segnali che io tratto come un vero punto di stop. Se il blocco ritorna subito dopo il reset, se senti odore anomalo di fumo, se la ventola fumi lavora in modo irregolare o se la stufa si spegne sempre nella stessa fase, il problema non è più “di routine”. In questi casi è più sensato far verificare l’apparecchio da chi ha strumenti e competenze per leggere pressione, aspirazione e tenuta del circuito.
- L’allarme si ripresenta dopo pochi minuti, anche con braciere pulito.
- La stufa mostra codici diversi ma collegati a pressostato, tiraggio o porta aperta.
- Il condotto fumi è stato pulito, ma il difetto resta identico.
- Le guarnizioni risultano consumate o la porta non chiude più con precisione.
- Si sospetta una modifica dell’impianto, una canna fumaria non idonea o un’aspirazione insufficiente.
Qui il punto non è solo far sparire il messaggio sul display, ma capire perché compare. Io mi fermerei sempre prima di toccare sicurezze, tarature o componenti che regolano la combustione: una correzione improvvisata può far lavorare male la stufa, aumentare lo sporco nel circuito fumi e rendere l’allarme ancora più frequente. Se la macchina continua a segnalare il pressostato dopo pulizia e controlli base, il passo giusto è una diagnosi tecnica, non un altro tentativo a vuoto.